sabato 28 febbraio 2009
«prendi tutti e tutto maledettamente sul serio escluso te stessa» (cit. mio padre)
Serve a migliorare l'anima delle persone, a farle riflettere, a renderle più tolleranti verso i diversi da sé, quindi a scoprire il valore della democrazia e della solidarietà, a ricacciare indietro le pulsioni della violenza.
Ma, beba, cos'é la cultura? Io penso che la cultura sia quello che resta dentro di te dopo che hai dimenticato tutto quello che hai imparato. Cioé non il nozionismo alla sgarbi, ma tutto ciò che impari dalla migliore facoltà del mondo: la strada, la mia università, la tua, quella di nonno mirgolo e nonno massimo.
(mio padre)
é cosí che torno qui, altri cambiamenti si avvicinano e terremoti emotivi giá si fanno sentire a piccoli accenni.
Pronta ad aggiornarvi, rimango per un po' a riflettere su questo pensiero..
lunedì 30 giugno 2008
voodoo girl

Her skin is white cloth,
and she’s all sewn apart
and she has many colored pins
sticking out of her heart.
She has many different zombies
who are deeply in her trance.
She even has a zombie
who was originally from France.
But she knows she has a curse on her,
a curse she cannot win.
For if someone gets
too close to her,
[Tim Burton - The Melancholy Death of Oyster Boy and other stories]
mercoledì 30 aprile 2008
do it
Tá cansada senta
Se acredita tenta
Se tá frio esquenta
Se tá fora entra
Se pediu agüenta
Se sujou cai fora
Se dá pé namora
Tá doendo chora
Tá caindo escora
Não tá bom melhora
Se aperta grite
Se tá chato agite
Se não tem credite
Se foi falta apite
Se não é imite
Se é do mato amanse
Trabalhou descanse
Se tem festa dance
Se tá longe alcance
Use sua chance
Se tá puto quebre
Ta feliz requebre
Se venceu celebre
Se tá velho alquebre
Corra atrás da lebre
Se perdeu procure
Se é seu segure
Se tá mal se cure
Se é verdade jure
Quer saber apure
Se sobrou congele
Se não vai cancele
Se é inocente apele
Escravo se rebele
Nunca se atropele
Se escreveu remeta
Engrossou se meta
Quer dever prometa
Pra moldar derreta
Não se submeta
Lenine
mercoledì 28 novembre 2007
premessa/aggiornamento
ascolto della bossa nova che mi riporta incoscientemente alla mia infanzia, forse papá ne ha ascoltata proprio tanta.... e forse anche in vinile..... tempi romanticamente nostalgici...
io invece sono qui, sommersa dai cambiamenti... di cose viste nuove da raccontarvi ne avrei una caterva (come direbbero a santa maria), ho viaggiato su strade nuove e scenari in eterno mutamento con mio cognato claudio.
Interessantissimo rivedere la propria sensazione di sorpresa totalizzante, colpita da colori, odori, sguardi e anime, quando ormai io comincio a percepire questo scenario come mio...
esercizio utilissimo nell'autoanalisi costante. vedere reazioni paragonabili alle proprie dall'esterno offre una imperdibile possibilitá di non dimenticare, e concedersi all'abitudine.
poi un weekend assurdo con i miei ragazzi, ho deciso di portartli al mare.....
e così via, con un accumulo di cambiamenti che ora nel dettaglio vi racconterò.... usate questa come premessa.. alla fine oggi è il sette dicembre, a milano sono tutti in vacanza, sant'ambrogio patrono della città, e io vado ad affrontare la riunione plenaria....
seguiranno i singoli racconti delle avventure....
a bientot..
mercoledì 7 novembre 2007
stordita...
martedì 6 novembre 2007
affezionata, e oggi mi tornava alla mente
in ritardo, ma vi spiegherò perchè....
ed eccovi un racconto che era rimasto in sospeso.....
11 ottobre
E manca ancora una provincia da descrivere, di quelle ancora dei viaggi di fine settembre...
Destinazione: Caxito e l’escursione dovrebbe essere un po’ piú intrigante. Si prospetta una visita sul campo di veri e propri punti d’acqua.
Partiamo piú tardi visto la distanza é un terzo del giorno precedente, ma ovviamente rimaniamo completamente imbottigliati giá fuori dal portone di casa e quindi mille e mille telefonate di scuse che saremmo arrivati tardi.
Andiamo verso nord questa volta, direzione del Nosso Super il supermercato dove si fa sempre la spesa, attarversiamo per l’ennesima volta il Boa Vista. Il quartiere peggiore di Luanda. Devo avervelo giá raccontato. Vere e proprie favelas di materiali improvvisati, legno, lamiere e chissá cos’altro, arroccati su un pendio di argilla che periodicamente scivola giú portandosi dietro una parte del quartiere, file interminabili di donne con bacinelle in strada ad aspettare il camion cisterna pieno d’acqua che gliene venda un po’, bambini che giocano e sguazzano in pozze che definirle pozzanghere sarebbe davvero eufemistico...
E ci si chiede perché neanche l’occhio della cooperazione internazionale abbia il coraggio di levare una voce comune per risolvere questa situazione. Ma nel frattempo restringono la baia con avanzati sistemi di pompaggio di sabbia dal fondo baia per creare un allargamento della penisola.
Si prosegue, a passo d’uomo usciamo verso il Dande, il fiume dove si trova una delle stazioni di pompaggio dell’acqua che viene distribuita alle cittá. Di colpo la vegetazione si infittisce, diventa praticamente forseta tropicale. Verde smeraldo, piante enormi e folte.
E cosí via verso Caxito. Attraversiamo anche una zona dove le piogge hanno distrutto talmente tanto che ci sono ancora pezzi di case in mare, zona dove c’é stata una delle battaglie piú cruente della guerra civile.
Arriviamo finalmente a Caxito. Cittadina normale, piccolina, un po’ tutta sistemata lungo una strada unica, un po’ come accade nei paesini della provincia italiana, precisamente abruzzesi.
Preleviamo l’esperto dell’ufficio provinciale che si occupa dei progetti di acqua. Zoppo. Non capisco se sia poliomielite o cosa, ma l’effetto é che saltelli su una gamba. Ci accompagna lui nell’escursione nei villaggi spersi nel mato (nda foresta). E giá mi incuriosisco, e mi rendo conto che le deficienze fisiche si definiscono tali solo quando lo sono mentali a priori. Non si ferma davanti a nulla, entra e esce dalla macchina alta, si inerpica su sentierini scivolosi di fango che avevo paura io di cadere..... viva la forza dell’essere umano.
Altri ottanta km ci portano a Chesso, municipio della provincia del Bengo. La strada é in via di rifacimento ma é in ottime condizioni, e incontriamo anche i famosi cinesi al lavoro, efficientissimi... Si chiacchierava del fatto che si crede non siano bene integrati nella societá, che a volte non vogliano neanche imparare il portoghese.... finché superando un rullo compattatore di asfalto con davanti una macchina che si era fermato non sentiamo il chinaman inveira “Eeee cota, rapido!!” che non é portoghese ma per la precisione calão, ossia lo slang angolano del portoghese. La e viene usata come intercalare, o come enfatizzante, mentre cota é una espressione per dire «vecchio mio».... sconvolgente....
Passiamo un tratto con del brecciolino. E tornati su una specie di asfalto un nuovo e poco simpatico rumore ci accompagna nella marcia. Pssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss. Abbiamo bucato. Beh non resta che adare avanti sperando che non si sgonfi completamente prima del prossimo villaggio dove fermarci e cambiare la ruota.
Ad un certo punto della strada, dopo aver passato diversi agglomerati di casette di fango e di argilla, il simpatico geremias ci fa segno di fermarci. Esattamente un agglomerato di case di fango e argilla. Bimbi in mutande con occhi che sciolgono anche il piú duro dei cuori di marmo, probabilmente non ci riescono con quelli barbour impermeabilizzati come li chiamerebbe mio padre, ma tanto ne avranno da perderci solo loro.
Non facciamo in tempo a scendere dalla macchina che già sono in due ad aiutarci. Uno il figlio del Soba che sarebbe la figura del capo-villaggio, il saggio, e l’altro invece un ragazzo/signore… qui non è così facile capire l’età delle persone.
In un attimo ci cambia la ruota e poi con loro, e circondati dai bimbi incuriositi e attratti dalla macchina fotografica, andiamo a fare un giro nei dintorni delle case.
Ci portano a vedere da dove prendono l’acqua da bere, per cucinare, per lavarsi, insomma per tutto.
Una pozzanghera.
Una fossa nel terreno dove per umidità si accumula l’acqua.
Torbida.
In Italia la chiameremmo fango.
Non la fanno neanche bollire e così ti spieghi i pancini gonfi di questi bimbi.
Ci mostrano la cisterna che faceva da serbatoio per gravità alle fontane comunitarie, diventata praticamente una discarica.
La differenza dell’animo contadino, di quell’animo ancora legato alla natura (e lì sì che è natura selvaggia e incontaminata anche se a volte minata) disponibile immediatamente a lavorare senza alcun tipo di ricompensa comprendendo fino in fondo che è un bene della comunità avere acqua minimamente in condizioni per essere bevuta. Avrebbero iniziato a lavorare subito.
In città, o meglio nelle periferie, ti rispondono “è lo stato che fa questo progetto, è lo stato che deve risolversi i problemi” e vanno sempre alla ricerca del guadagno, possibilmente monetario sonante.
È triste ma secondo me mette in evidenza palesemente che il nostro equilibrio era lì, dove facevamo parte della catena alimentare del pianeta terra predatori e predati, dove e quando la natura era la nostra risorsa e dipendevamo da lei e non uomini che diventano la risorsa di altri uomini, sfruttati come batterie….
Dove una stretta di mano valeva più di mille pezzi di carta, e l’animo era ancora importante….
Potrei andare avanti all’infinito, ma mi fermo qui, so che alla fine sapete esattamente come la penso, certo che qui questa consapevolezza diventa sempre più forte e più una forza per andare avanti…